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21 marzo 2013 - Poesia e Pessoa

Che bello, mai come quest'anno si avverte forse la necessità di un po' di poesia in mezzo al nichilismo che crisi e interpreti della crisi ci propinano quotidianamente.
Come Mitridate ci avveleniamo poco a poco, in modo da scongiurare il rischio di morire avvelenati.
In realtà molte volte la sensazione è proprio quella di morire tra gli abissi del disfattismo, della piatta quotidianità e del vuoto pneumatico delle proposte, assenti dai  menu della nostra vita come secondi mai vissuti.
Domani è un giorno da vivere pienamente, magari ricordando o citando la propria poesia preferita.
Scrivendo una poesia a una donna, a un uomo, a un animale o a una pianta.
Scrivendo una poesia per il mare o sul mare o nel mare.... delle emozioni, dell'amore, di tutto ciò che la poesia evoca.
Perché è fare, perché è vita.
Il modo migliore per parlare di poesia è, per me, non parlarne. Non ne sarei capace e, men che meno, degno.
Mi affido a Pessoa.


Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
Da fingere che è dolore
Il dolore che davvero sente.
E quelli che leggono ciò che scrive
Nel dolore letto sentono bene
Non i due che egli ha sentito,
Ma solo quello che essi non provano
.
E così sui binari in tondo
Gira a distrarre la ragione
Quel trenino a carica
Che si chiama cuore.
("Autopsicografia", F. Pessoa)

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