Cara Roma, non avrei dovuto scriverti forse, posso parlarti ogni giorno, ma “scripta manent”. Sono i tuoi padri ad averlo insegnato, con una cultura talmente smisurata da essere utilizzata anche da chi non li ha mai letti o conosciuti, anche da chi non ha mai sentito le perle che hanno lasciato al tempo, anche da chi commette errori nel citare quella lingua così bella e perentoria. Il tuo Latino lo usano tutti, è un debito che la storia ti deve e ti ammiro perché sei sempre in credito, per quanto hai dato, per aver ospitato geni assoluti e per esserti fatta forgiare fiduciosa, sapendo di essere nelle mani di Michelangelo e Bernini. Mi sei piaciuta immediatamente, da quando neanche diciottenne sono venuto a conoscerti con mille speranze e tanti retaggi. Ti ho vista sconfinata, ricca ,chiassosa, ma anche silenziosa, affascinante, eterna. Hai conosciuto la schiavitù, ma fai sentire gli uomini liberi, certe mattine, con il vento che lieve scivola tra i monumenti, con quelle piazze che se...