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Hamba kakuhle, Nelson

Era il 1993 l'anno in cui andai in Sudafrica. Si trattava di un viaggio felice, andavo a trovare mio nonno che da anni lavorava lì. Ero un ragazzino italiano cicciottello, con la testa farcita di mito americano: Chicago Bulls, videogiochi, Arma Letale, hot dog e telefilm . In Sudafrica speravo quindi di trovare la mia piccola America, quanto di più vicino a quella cultura potessi immaginare. Gli Stati Uniti erano anche il paese di Jordan, dei Robinson, di Arnold, di quei neri dalla faccia simpatica o dalle capacità atletiche eccezionali che avevano accompagnato i miei monotoni pomeriggi catanzaresi. Avevo  una certa idea di cosa fosse l'integrazione e pensavo che i neri d'America fossero integrati, non abbastanza da comandare a Washington D.C., ma sufficientemente per poter iniziare a divertirsi insieme ai bianchi. Avevo studiacchiato, al livello elementare, le parole di Marthin Luther King grazie a una straordinaria maestra e, anche durante i primi anni de...