Se ne va uno dei volti più buoni della televisione italiana. Una faccia familiare, uno zio che siamo abituati a vedere di tanto in tanto a pranzo. Lo zio buono che ci racconta sempre le stesse barzellette, non fanno ridere mai, però si ride perché è lui, si ride perché ci fa piacere che sia contento. Protagonista come conduttore persino in un film di Totò: perché era nato conduttore e già negli anni cinquanta in Italia era una celebrità, oscurava Andreotti e imbarazzava la Chiesa. I suoi spettacoli erano la vera grande messa laica, attorno alla quale si riunivano famiglie o gruppi di famiglie, a seconda della disponibilità di un televisore. I nostri genitori evocano con dolcezza quell'Italia buona, in cui si stava gremiti davanti a "Lascia o raddoppia ?", in cui ci si sedeva in casa delle persone più agiate come fosse un cinema: i più piccini davanti e dietro i grandi, le persone alte, affinché tutti vedessero e trascorressero un'ora spensierata. Portava il testimon...