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RAPPORTO SVIMEZ 2011 SULL' ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO

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Ill vescovo Bregantini e la solidarietà nel Mezzogiorno

"Il nostro Sud in un paese reciprocamente solidale". Questo il titolo del libro che riporta la conversazione-intervista tra Paolo Loriga, caporedattore della casa editrice "Città nuova" e Giancarlo Bregantini , vescovo di Campobasso ed ex pastore della Chiesa di Locri-Gerace. Monsignor Bregantini è attualmente il Presidente della Commissione Episcopale per il problemi sociali ed il lavoro.

Il Mezzogiorno arbitro di se stesso

(Articolo di Pietro Reichlin su "Il Sole 24 Ore") Il problema dello sviluppo del nostro Mezzogiorno è certamente irrisolto. Il divario in termini di Pil pro capite tra Nord e Sud è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi trent'anni, un gap di circa 30 punti percentuali, mentre il divario di produttività rimane intorno ai 15 punti. La distanza tra le due aree del paese in termini di qualità delle istituzioni, attrattività degli investimenti e capacità di penetrazione delle nostre industrie nei mercati internazionali è ancora più accentuata. Per comprendere la gravità del problema basta osservare che, negli ultimi vent'anni, le regioni meno sviluppate d'Europa sono state in grado di recuperare ampiamente il proprio ritardo. Dunque, la convergenza tra regioni ricche e povere non è impossibile, ma è anzi un evento naturale in assenza di impedimenti di carattere istituzionale. Recentemente il ministro Tremonti ci ha ricordato che il ritardo del Mezzogiorno cost...

Quel sangue del Sud versato per il Paese

di Roberto Saviano Vengo da una terra di reduci e combattenti. E l'ennesima strage di soldati non l'accolgo con la sorpresa di chi, davanti a una notizia particolarmente dolorosa e grave, torna a includere una terra lontana come l'Afghanistan nella propria geografia mentale. Per me quel territorio ha sempre fatto parte della mia geografia, geografia di luoghi dove non c'è pace. Gli italiani partiti per laggiù e quelli che restano in Sicilia, in Calabria o in Campania per me fanno in qualche modo parte di una mappa unica, diversa da quella che abbraccia pure Firenze, Torino o Bolzano. Dei ventun soldati italiani caduti in Afghanistan la parte maggiore sono meridionali. Meridionali arruolati nelle loro regioni d'origine, o trasferiti altrove o persino figli di meridionali emigrati. A chi in questi anni dal Nord Italia blaterava sul Sud come di un'appendice necrotizzata di cui liberarsi, oggi, nel silenzio che cade sulle città d'origine di questi uomini dilania...