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Visualizzazione dei post con l'etichetta Saviano

Roberto Saviano domani all'Università della Calabria

Un ricordo condiviso diventa il ricordo di altri

Le riflessioni di Ferdinando Marino, dopo aver visto ieri sera il monologo di Saviano a "Vieni via con me" Un momento del discorso di Saviano di questa sera sulla presenza della 'Ndrangheta nel Nord mi ha ricordato un passaggio del suo libro. Ho ripreso in mano Gomorra e l'ho ritrovato. Un'arringa che un amico di Don Peppino Diana, Crispino, ha provato a leggere, senza riuscirci, al funerale del prete ucciso dalla camorra. E' un passaggio molto intenso e molto bello che vorrei condiviere. "Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un'unica grande Gomorra da distruggere! Non permettiamo uomini di camorra, e non bestie, uomini come tutti, che quello che altrove diventa lecito trovi qui la sua energia illecita, non permettiamo che altrove si edifichi ciò che qui viene distrutto. Create il deserto attorno alle vostre ville, non frapponete tra ciò che siete e ciò che volete solo la vostra volontà. Ricordate. Allora i...

Cala....bria

"La Calabria rappresenta il rimosso assoluto del giornalismo italiano". (R. Saviano intervistato da "Sette")

Se la mafia diventa un’invenzione

Articolo del Prof. Vito Teti, pubblicato su “Il Quotidiano della Calabria” del 18 aprile scorso. Che tristezza. Non siamo i «campioni del mondo». In fatto di criminalità, in ambito di delinquenza e di potere criminale-economico siamo soltanto sesti, come ci ricorda il nostro Premier. Verremmo (non ho controllato l’ordine) dopo Cina, Russia, Giappone, Colombia e non ricordo bene la quinta potenza. Che il profitto delle nostre organizzazioni criminali sia di cento miliardi di euro all’anno, inferiore a quelle di grandi, vasti, popolosi paesi del mondo, ma con grave deficit di democrazia, appare quasi come una sorta di gap da colmare. Anche perché al “danno” si aggiunge la “beffa”. Siamo soltanto sesti e di noi, poi, si parla più degli altri. Come se della Juve, sesta o settima (non ricordo) si parlasse più dell’Inter e del Milan. Sostiene il Premier che se l’Italia offre al mondo l’immagine di terra delle mafie è soltanto perché ci sono scrittori, saggisti, cineasti, artisti, giornalisti...

Quel sangue del Sud versato per il Paese

di Roberto Saviano Vengo da una terra di reduci e combattenti. E l'ennesima strage di soldati non l'accolgo con la sorpresa di chi, davanti a una notizia particolarmente dolorosa e grave, torna a includere una terra lontana come l'Afghanistan nella propria geografia mentale. Per me quel territorio ha sempre fatto parte della mia geografia, geografia di luoghi dove non c'è pace. Gli italiani partiti per laggiù e quelli che restano in Sicilia, in Calabria o in Campania per me fanno in qualche modo parte di una mappa unica, diversa da quella che abbraccia pure Firenze, Torino o Bolzano. Dei ventun soldati italiani caduti in Afghanistan la parte maggiore sono meridionali. Meridionali arruolati nelle loro regioni d'origine, o trasferiti altrove o persino figli di meridionali emigrati. A chi in questi anni dal Nord Italia blaterava sul Sud come di un'appendice necrotizzata di cui liberarsi, oggi, nel silenzio che cade sulle città d'origine di questi uomini dilania...