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Schumacher: il ritorno del re


La belva dal cuore d'acciaio non era placata.
"Need for speed" lo chiamano gli americani, il bisogno, la droga della velocità, dell'adrenalina, di essere re.
Ha vinto più di tutti, è nella leggenda a soli 40 anni.
Sette mondiali conquistati e avere ancora fame di sedersi in una monoposto per dare una bella sistemata a qualche ragazzino sbruffone ( Hamilton e Alonso su tutti) e a un inglesino incredulo di trovarsi in cima alla classifica mondiale (Button).
Dopo lo sfortunatissimo incidente capitato a Felipe Massa, la Ferrari aveva bisogno di rispolverare il blasone per ridare coraggio a sé e ai tifosi.
Ingaggiare Alonso, cercando di convincerlo a rescindere con la Benetton, era roba da Jules Verne.
C'era bisogno di una soluzione immediata, forte, che piombasse su questo pazzo mondiale come una sorta di fulmine scagliato dalla storia.
Michael Schumacher: un nome e un cognome che vogliono dire automobilismo, velocità, coraggio, Ferrari, rossa, vittoria.
Un nome e un cognome che evocano rombi di motore e sorpassi perfetti anche a chi, come il sottoscritto, ha sempre considerato la Formula 1 uno sport da seguire poi, se c'è tempo, in subordine rispetto a quel maledetto pallone che ci inchioda ogni domenica.
Schumy, il mito.
Bella storia, ragazzi.
Appena lo vedremo infilarsi il casco con quella sua smorfia tipica, che è un'icona delle quattro ruote, avremo l'impressione che adesso si stia facendo veramente sul serio.
Alzerà il pollice come segnale di assenso nei confronti del suo team e via, parola alla strada.
La tigre è ritornata a percorrerla.

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