Passa ai contenuti principali

Lettera a New York


Cara New York,

in Italia si respira un'aria pesante e allora la mente corre a te, al sogno.

Corre alle facce che ti popolano, agli uomini che camminano per le tue strade muti, veloci, uguali.
Sembrano dipinti da Magritte, così surreali da essere veri.

Penso alle maschere distinte che hai adottato, come i volti dei meridionali seduti ad Arthur Avenue: facce italiane, scavate da sacrifici e da lavori che forse non si possono raccontare. Espressioni vive, che hanno sempre qualcosa da insinuare.

Sento il tuo odore, New York, acre, unico.
Un odore che sa un pò di senape e un pò di metro, un odore impossibile da "annusare a parole".

La televisione passa un film che espone la tua età fertile, gli anni ottanta, nei quali eri casa delle speranze, eri un modello perfetto da esportare.
Le pellicole di oggi ti raccontano con grande disillusione, quasi con tristezza.

La stessa tristezza che provo a passeggiare a Times Square mentre piove, con le luci che tentano di contrastare la natura, il buio delle nuvole.
La pioggia scende impeccabile, spietata bagna i passanti, i grattacieli sembrano ombrelli, ma in realtà si rivelano nudi.

Hai un fascino composito, figlio di più madri, più radici, più colori.
Quei colori ricordati nei racconti del mio bisnonno, che hai accolto bambino.
Arrivato lì a otto anni per lavorare, per campare, perché il nostro Mezzogiorno non offriva niente neanche a quell'età.
Il mio bisnonno se l'è cavata, come le molte persone a cui quotidianamente dai una chance, persino quando sembra che sia finita.

Costruisci i destini, l'ho pensato anche sul ponte di Brooklyn che sembra progettato per riflettere.
E' abbastanza lungo da permetterti di prendere una decisione sul futuro, ma troppo corto per illuderti.

Ho spesso pensato alla vita come a quella passerella che dall'alto sormonta l'East River.
Vorrei tanto arrivare alla fine della passerella un giorno, lasciando alle spalle qualcosa di grande.

Per adesso ti saluto, sapendo di poterti ritrovare sempre, del resto "non dormi mai".

Grazie,

Antonio

Commenti

  1. Bellissima sornione.....io lancerei una mozione per un viaggio a New York i primi di gennaio!!!!
    decio

    RispondiElimina
  2. Magari Decione,
    io ci tornerei ogni giorno!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

L'ultimo capolavoro del mio amico Paolo Rollo

L'urlo di Tarana

Il Pulitzer a un afgano che racconta la disperazione della sua gente per immagini. La foto scattata da  Massoud Hossaini ti esplode in faccia, come la tragedia    del moderno Afghanistan. Un paese in perenne lotta contro se stesso, una polveriera. La pace sembra un miraggio, intanto muoiono bambini. Come quelli che circondano Tarana, dodici anni, in questa foto. L'urlo di Tarana richiama alla mia mente Munch, quel grido tratteggiato con diverse tonalità di blu e di rosso,  la disperazione, l'angoscia, l'uomo in preda al terrore. A voi la foto, le parole possono attendere.

Le bolle di sapone…

CLICCA QUI PER LEGGERE IL MIO COMMENTO ALLA GIORNATA DI CAMPIONATO, PUBBLICATO DA "SOVERATO NEWS"