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Il prezzo della dignità


Luglio inoltrato a Roma, quasi 43 gradi percepiti, un anno di lavoro addosso.
Vedo un'insegna.
E' una grande catena di negozi per la vendita di elettrodomestici, di quelle che offrono sconti pazzi, offertissime, prezzi imperdibili.
Entro, incuriosito dagli slogan come molti.
Da subito mi accorgo di non sentirmi a mio agio, il megacentro è quasi vuoto, ci sono solo altri due o tre clienti persi tra televisori, aspirapolvere e console.
Però non c'è nessuno "del negozio".
Manca il personale.
500 metri quadri di strapotere elettronico e neanche un uomo che lo governi, anzi no.....
Vedo in fondo alla paurosa sala in balìa della tecnologia due povere cassiere, tristi, sconsolate, abbandonate.
Inizio a parlare con una , come a cercare soccorso per orientarmi in quell'universo di luci, suoni, plasma.
La cassiera mi fa subito segno di aspettare.
Dice di essere da sola con la collega.
Non c'è nessun altro a quell'ora.
Sono le 14 a Roma.
La grande catena di elettrodomestici, mi racconta la ragazza, assume il personale solo part time.
Decine di giovani dipendenti di quel negozio non riescono a essere "stabilizzati" e a sentirsi coinvolti nel progetto.
Per cui, terminato il turno dalle 8,30 alle 13,30, i ragazzi scappano via dalla "macchina" che li paga due soldi e proprio non vuole saperne di offrire una forma contrattuale migliore.
Tracotanza tecnologica e ferocia disumana nei confronti di quei ragazzi travestiti da "dipendenti".
Rimango basito.
Le ragazze sono di certo mie coetanee. Provo a immaginare i volti "degli altri", di quelli fuggiti via solo mezz'ora prima del mio arrivo.
Inizio a provare un senso di ribrezzo misto a rabbia per chi detiene il potere e predica benessere.
Le facce delle ragazze sono inequivocabili, riportano all'osservatore la frustrazione e il disincanto di chi non crede più negli altri e nel proprio paese.
17 luglio 2010, Italia.

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