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Coppa America 2011 - "Dalle stelline alle stalle"

Cadono le stelle, in genere si usa dire così. Questa Coppa America sembra moltissimo il Torneo di Viareggio, in cui sconosciute squadre primavera battono blasonati giovincelli del calcio europeo.
Ricapitoliamo: fuori l’Argentina di Messi, fuori il Brasile di Neymar, fuori in Cile di Sanchez.
Un principio cardine è che a calcio si gioca in undici e , se non si riesce a tirare sù una squadra, le partite non si vincono.
Non bastano un gruppo di artisti, come i talenti offensivi argentini, per fare dell’Argentina una squadra vera.
Ancor meno bastano dei semi-talentini in erba, come Neymar e Ganso, a portare avanti la nazionale verdeoro.
Il calcio è fatto di scelte, purtroppo negli ultimi tempi influenzate dagli spot. Neymar e Ganso sono due simpatici ragazzetti descritti come i fenomeni del presente e del futuro. Ancora non hanno dimostrato niente di serio, a meno che non si voglia considerare seria la Coppa Libertadores, un torneo in cui si gioca con il 2-3-5 abitualmente e in cui anche squadre come il Colo Colo riescono ad arrivare a un piazzamento. Men che meno è attendibile il campionato regionale brasiliano, poca più credibilità ha il cosiddetto “Brasileirao”, una sorta di cimitero degli elefanti (Ronaldinho & co.) aperto a giovani da lanciare.
Perché Neymar deve essere considerato dunque già un campione? Cosa ha più di Suarez dell’Uruguay e quanto dovrà allenarsi ancora per essere smagato e letale come Forlan?
Purtroppo anche Menezes ha ceduto alle sirene dell’entusiasmo e ha schierato un Brasile plasmato sui due giovani bambini del Santos. Il risultato è che un Paraguay che fa il Paraguay, coriaceo, cattivo, aggressivo, rissoso, ti butta fuori e spedisce i ragazzini a piangere nello spogliatoio.
Sarebbe servito un Brasile molto più maturo, questa squadra sarà forse pronta per i Mondiali del 2014, ma la Spagna sembra ancora lontanissima.
Discorso simile anche per l’Argentina, sempre deludente  negli ultimi anni. Anche in questo caso, si viaggia sul filo della presupposizione. Ormai va di moda dire che Messi è come Maradona e sicuramente meglio di Zidane. Quei due ragazzi, quello riccio di Lanus e il franco-algerino spelacchiato, hanno preso per mano le loro nazionali, hanno fatto vincere a Francia e Argentina un mondiale e ne hanno sfiorato un secondo, perdendo in finali equilibrate. Messi ancora non ha fatto niente di tutto ciò. E’ un fenomeno tecnico da far commuovere gli appassionati, ma in nazionale stecca. E’ una realtà.
Questa Coppa America, che per ora dice Uruguay, Perù, Venezuela e Paraguay, insegna che nel calcio come nella vita paga l’umiltà.

Antonio Soriero

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