Sono in treno, in uno di quei treni che non vorresti mai prendere. Quelli che portano dritti al dolore, senza fermate. Migliaia di ricordi in circolo riempiono la mente. La sensazione di non avere nulla. Di non vedere le case precarie che accompagnano sulla sinistra il treno. E alla destra montagne tristi, come il caldo stentato di questo 23 febbraio. Una luce buia viene proposta dal sole e neanche il sonno mi concede di riposare. Non so se pregare, mi immergo in tanti perché, interrogativi senza risposta. Gli altri perché, quelli che dovrebbero aiutarmi a uscire dal vuoto delle 16,01, non ci sono, smarriti lungo i binari di questo viaggio.
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