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Facebook logora chi ce l'ha

Ebbene sì. O almeno così sembra. Il più popolare tra i social network ha due miliardi di utenti fissi al mese. Questo dicono le statistiche .  È  insomma il Paese, seppur virtuale, con più abitanti al mondo. Merito di Zuck ( o di chi ha avuto per davvero l'idea, leggere Mezrich ) e dei suoi collaboratori.  Ci ha conquistato, con il fascino cialtrone di un luogo in cui tutti si sentono Bukowski, Emily Ratajkowski o Lewandowski.  Possiamo esprimere solidarietà per un attentato, confessare la nostra smodata passione per i gattini e dichiararci strenui oppositori di Kim Jong-un.   È un posto fantastico, in breve, del quale moltissimi non riuscirebbero a fare a meno. Anche questo post andrà ad arricchire tra poco il fiume di contenuti che ogni secondo vengono pubblicati.  Ok, ricevuto, ma è anche un posto bruttissimo. L'unica dimensione di vita per tanti social-addicted, ll rifugio ultimo dei guardoni e dei delusi in amore o sul lavoro....

La continenza

La cronaca di questi giorni, anch'essa abusata, ci mette di fronte al caso di Firenze . Due carabinieri, nel pieno del loro turno di servizio, hanno due rapporti sessuali distinti con due ragazze americane, ubriache e drogate, conosciute all'interno (o all'esterno?) di una discoteca del capoluogo toscano. Questo è il fatto. I due carabinieri commettono di sicuro già un paio di reati e violazioni del codice di comportamento, utilizzando l'auto di servizio per riaccompagnare a casa le ragazze senza motivi di urgenza tali da giustificare questa soluzione. L'ultimo, e più atroce, dei reati di cui i due carabinieri sono accusati è la violenza sessuale ai danni delle due ragazze, consumata secondo le accuse nell'androne e nell'ascensore del palazzo di casa delle giovani americane. TV e giornali cercano di informarci ancora di più sull'accaduto, accarezzando il coniglio della morbosità per capire fino a dove spingersi . Così si discute delle sostanze...

Loro e Ernie

Ecco le immagini di un recente raduno dei sosia di Hemingway . "Il vecchio Ernie", come lo chiamava Bukowski, continua a far parlare di sé. A far discutere, a essere imitato, non solo nel look . Vanta anche moltissimi imitatori nello stile di scrittura, così ruvido e dolce allo stesso tempo. Sto leggendo "Per chi suona la campana" in inglese. Robert Jordan, "Roberto", e la guerra, la Spagna, le passioni, gli odori, la terra, gli zaini, le camicie sudate. Gli sguardi soprattutto. La descrizione, a parole, di uno sguardo. Inimitabile, insuperabile. Semplicemente Ernie. Loro e noi di Charles Bukowski Stavano tutti fuori sulla veranda a chiacchierare: Hemingway, Faulkner, T. S. Eliot, Ezra Pound, Hamsun, Wally Stevens, E. E. Cummings e qualcun altro. "Senti", disse mia madre, "puoi dirgli di starsi zitti?". "No", dissi io. "Stanno dicendo solo fesserie", disse mio padre, "dovrebbero trovarsi un lavoro...

Il Teatro de' Selfie

Adesso chiamarlo autoscatto è proprio da rincoglioniti. Selfie!!! Selfie della gleba, selfie e ghibellini, sempre e comunque selfie. Su Facebook, Twitter, per strada, a casa e al lavoro (come nello spot Cynar di quando ero piccolo). Tutti a fare autoscatti, freneticamente, per sentirsi belli, geniali, tristi, maledetti, Baudelaire del 2014 o Kurt Cobain sull'orlo del suicidio mediatico. Kurt, i Nirvana, "The man who sold the world". Che mondo venduto, cazzo. Ci tengo alle parole, sono tra le pochissime "cose" ancora in grado di emozionare. "Autoscatto" aveva un fardello troppo pesante di italianità da portare con sé; ricorriamo al mini-serbatoio dell'inglese, utile per dirigersi a mille all'ora verso il precipizio. Dal cilindro esce fuori un coniglio, un consiglio su come parlare: selfie! Sempre di moda la banalità. Dopo le barbe a tutti i costi, l'ex autoscatto cambia nome all'anagrafe e diventa un fighissimo ...

Gli impermeabili a Roma

In fondo piove e basta. Piove, niente di più. Neanche provandoci fino allo sfinimento, si può esaltare la pioggia a tema principe di una sagace discussione. Invece la pochezza di contenuti che devasta le nostre giornate, impossessandosi regolarmente dei social network , erge "la pioggia a Roma" a tema del giorno, del mese e, continuando così, dell'anno. "Ma come piove bene sugli impermeabili", osservava quella leggenda vivente di Paolo Conte. "E non sull'anima", continuava e continua a cantare Conte. L'ho visto, ascoltato, anzi, è proprio il caso di dirlo, sentito due mesi fa a "Le Grand Rex" di Parigi. Un tripudio, con i francesi che invece di "incazzarsi" (cit.), si esaltavano a sentire quella voce capace di graffiare i sentimenti, di raschiare l'anima , fino a far uscire qualcosa, anche una lacrima. E ricomincerà, come in un rendez-vous... a piover su questa città, allagata dalla banalità . Roma ti...

Hamba kakuhle, Nelson

Era il 1993 l'anno in cui andai in Sudafrica. Si trattava di un viaggio felice, andavo a trovare mio nonno che da anni lavorava lì. Ero un ragazzino italiano cicciottello, con la testa farcita di mito americano: Chicago Bulls, videogiochi, Arma Letale, hot dog e telefilm . In Sudafrica speravo quindi di trovare la mia piccola America, quanto di più vicino a quella cultura potessi immaginare. Gli Stati Uniti erano anche il paese di Jordan, dei Robinson, di Arnold, di quei neri dalla faccia simpatica o dalle capacità atletiche eccezionali che avevano accompagnato i miei monotoni pomeriggi catanzaresi. Avevo  una certa idea di cosa fosse l'integrazione e pensavo che i neri d'America fossero integrati, non abbastanza da comandare a Washington D.C., ma sufficientemente per poter iniziare a divertirsi insieme ai bianchi. Avevo studiacchiato, al livello elementare, le parole di Marthin Luther King grazie a una straordinaria maestra e, anche durante i primi anni de...